Ritratto di fotografo: Elliott Erwitt

È una fotografia rilassata ed intelligente quella di Elliott Erwitt.

Perlopiù ritratti - nel senso più ampio e provocatorio del termine - per tracciare relazioni tra esseri umani, pensieri, sentimenti.

Elio Romano Erwitz, questo il suo vero nome, è innanzitutto un cosmopolita: nasce a Parigi da una famiglia di ebrei russi, trascorre l’infanzia in Italia per ritornare di nuovo in Francia per emigrare poi negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali. 

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Valerio Cappabianca
Capire La Fotografia: Garry Winogrand, The Animals (1969).

La fotografia non è l’oggetto fotografato. È come quell’oggetto appare una volta fotografato.”

Questa frase di Garry Winogrand può sembrare addirittura banale, eppure è abbastanza per capire di cosa realmente è fatta una fotografia. Quello che vediamo tutti i giorni, la presunta realtà, e quello che invece diventa immagine.

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Valerio Cappabianca
Il potere dell'Invisibile: la Parigi fotografata da Eugène Atget

Se oggi rendiamo giustamente merito al più grande catalogatore fotografico di Parigi, un tempo non fu affatto così.

Eugène Atget non fu mai considerato in vita un'artista, né tantomeno un fotografo particolarmente degno di nota. Il vero successo arrivò con il riconoscimento di una grande fotografa americana, Berenice Abbott che nel 1930 pubblicò Atget, Photographe de Paris e ne sancì la fama internazionale.

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Valerio Cappabianca
LUCE [lù-ce]

[lù-ce]

Illumina, rivela, segna, cade, divide. E per il fotografo è l’unica cosa che davvero conta, come le parole per uno scrittore ed una melodia per un musicista.

Occorre ripensare le priorità con cui si fotografa, dimenticarsi dei pixel e badare all’essenza, spiegarsi e sapersi spiegare le proprie scelte, i perché e gli altrimenti delle nostre fotografie.

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Valerio Cappabianca
Henri Cartier-Bresson: la fotografia è un furto!

Henri Cartier-Bresson ha sempre vissuto la propria fotografia con spirito da fuggiasco, consapevole del fatto che le preziose dissincronie del caso difficilmente si ripresenteranno due volte nello stesso luogo. 

Ecco perché quando scattava il suo era più che altro un gesto nervoso, uno sfilare di nervi tesi all’inseguimento di un istante difficilmente ripetibile ed in cui bisognava manifestare tutta l’abilità e la violenza del furto

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Valerio Cappabianca
Di Foto, Nuvole, Granai e Poesia

“Non importa quanto lenta sia la pellicola, lo spirito rimane sempre fermo per il fotografo che ha scelto”.

Bum. Che frase! 

L’ha detta un fotografo. Uno dei più grandi, il suo nome è Minor White.

Se non lo conoscete ancora e la Fotografia è affar vostro, correte immediatamente ai ripari.

Per Minor White il paesaggio è un paesaggio interiore. Niente cartoline, grazie!

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Valerio Cappabianca
Capire la fotografia: The Critic (1943) di Wegee

Se penso ad una foto di contrasti mi viene sempre in mente The Critic, scattata da Arthur Fellig, più conosciuto con lo pseudonimo di Weegee, il 22 Novembre del 1943. 

E’ una foto sul divario sociale, una foto indiscutibilmente di denuncia, ma che in qualche modo per assurdo riesce anche ad essere una foto sorprendentemente ironica.

 

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Valerio Cappabianca
Capire La Fotografia: Hot Shot, East Bound (1956) di Winston Link

Ogle Winston Link prese il suo treno fortunato, fotograficamente parlando, nel 1955. 

Ed era, non a caso la sua prima fotografia notturna di un treno a vapore. 

Nel maggio dello stesso anno venne a sapere che la Nortfolk & Western Railways avrebbe di lì a poco ritirato definitivamente e per sempre tutti gli esemplari di locomotive a vapore ancora rimasti. Partì così per una corsa contro il tempo impegnandosi a documentare gli ultimi giorni del vapore sulla strada ferrata.

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Valerio Cappabianca
Capire La Fotografia: Iwo Jima (1945) di Joe Rosenthal

La fotografia esiste solo nella frazione mentale del fotografo. 

Prendiamo ad esempio questa fotografia storica di Joe Rosenthal del 1945. Forse una delle fotografie di guerra più famose di sempre, che valse a Rosenthal anche il premio Pulizer per la fotografia (fu l'unico fotografo a riceverlo l'anno stesso di pubblicazione della foto).

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Valerio Cappabianca
Capire La Fotografia: The Last Resort (1986) di Martin Parr

Un gruppo di ragazzi attende in fila disordinata il proprio turno per poter prendere hot dogs ed una bibita in un fast food di una modesta stazione balneare inglese.

Potrebbe essere una fotografia banale, del tutto superflua, ma non se dietro l’obiettivo c’è Martin Parr.

Parr è un fotografo documentarista che iniziò a scattare a colori negli anni Ottanta in Inghilterra. Conosciuto già negli anni Settanta come fotografo bianco e nero e con una predilezione fotografica incentrata su scene tipicamente inglesi di vita ordinaria, percepì gli anni contraddistinti politicamente dall'avvento del governo Thatcher come una svolta per soffermarsi sulla decadenza della costa inglese, in particolare del New Brighton (dove la maggior parte delle sue prime foto a colori sono ambientate), raccontandone con particolare ironia e sarcasmo i vizi e le contraddizioni del luogo.

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Valerio Cappabianca
Capire La Fotografia: Wall Street (1915) di Paul Strand

Quella che potrebbe sembrare un'immagine rubata di strada, fu invece un'immagine accuratamente pianificata da Paul Strand nel 1915.

Il fotografo si posizionò infatti in cima alle scalinate Treasury che dominano Wall Street creando un paesaggio urbano in grado di catturare come disse lui stesso "il movimento astratto in grado di fare da contrappunto tra la schiera di queste figure in scuro create dall'edificio e le sfuggenti ombre sottostanti".

E' una fotografia del tutto innovativa per il primo Novecento, soprattutto per un fattore ormai oggi scontato, ma non trascurabile per l'epoca: il fotografo qui decide di puntare l'obiettivo direttamente sulla strada.

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Valerio CappabiancaComment
Quando il fotografo non chiede sorrisi ma verità.

Il ritratto come compiacimento della figura del soggetto fotografato, è solo un opzione. Poi c'è la Fotografia, quella che riflette, che ragiona. Forse c'è l'antiritratto

Fu un fotografo di nome Mike Disfarmer (foto in basso) tra i primi a portare all'estremo il potere discrezionale del fotografo realizzando ritratti non più come le persone volevano farsi vedere, ma come lui stesso le voleva mostrare. Parte dei clienti incredibilmente non si scoraggiò e continuò a frequentare il suo studio nella cittadina di Heber Springs, nell'Arkansas incuriositi dal poter finalmente guadagnare qualcosa da una fotografia: un punto di vista su loro stessi. 

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Valerio Cappabianca
Efrem Raimondi: frammenti di un discorso fotografico ostinatamente imperfetto

L’attitudine e l’approccio sono quelle di un fotografo trasversale, punk. Lo afferma con orgoglio Efrem Raimondi parlando della sua carriera fotografica durante la Lectio Magistralis organizzata dal Museo MAXXI di Roma lo scorso 9 Giugno a cui ho avuto il privilegio di assistere. 

Cosciente che quello proposto sia oltre che un approccio da perseguire, anche e qualora ce ne fosse bisogno, uno da adottare. 

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Valerio Cappabianca
5 consigli sul ritratto fotografico ambientato (ispirati dal lavoro di Alec Soth)

Alec Soth è uno dei più interessanti fotografi di ritrattistica contemporanea in America. Le sue fotografie mischiano la ritrattistica classica a temi più universali quali il posto degli individui nella società, la natura ed il contesto urbano. Spesso, sfruttando la correlazione instaurata tra la personalità dei soggetti ed il contesto circostante, le sue fotografie diventano dei veri e propri capolavori.

Ecco qui alcuni consigli ispirati dalla sua appassionante e profonda visione fotografica. 

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La Street Photography ed il mito della distanza ravvicinata

Tra tutti i generi fotografici la street photography è sicuramente il più diretto, il meno filtrato e quello maggiormente in grado di sviluppare un immediato ed empatico feedback tra il fotografo e la realtà circostante.

Sentirete parlare spesso della necessità di andare molto vicino ai soggetti per realizzare grandi foto di strada, ed alcuni fotografi saranno addirittura pronti a giurare che non vi sia altro modo di scattare grandi fotografie di strada se non da una distanza ravvicinata.

Ma è proprio vero?

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Valerio Cappabianca