Questione di verso: fotografie orizzontali o verticali?

 Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986

Composizione orizzontale o verticale? E' innanzitutto una questione di verso, si d'accordo, ma anche e soprattutto di senso!  Prima di iniziare c'è un primo, diffuso, cliché da sfatare.

Ed è il seguente:

Il paesaggio richiede composizioni orizzontali.
  Franco Fontana, Baia delle Zagare, 1970

Franco Fontana, Baia delle Zagare, 1970

Il ritratto richiede composizioni verticali.
 Fernando Scianna, Martin Scorzese, 1990

Fernando Scianna, Martin Scorzese, 1990

O meglio sicuramente c'è del vero in questa rigida regola da manuale, ed è qualcosa che c'entra con la comodità.

Essendo l'orizzonte del paesaggio per propria natura orizzontale, questo trova la sua perfetta armonizzazione nella composizione orizzontale, così come una figura umana estendendosi in verticalità trova la sua perfetta collocazione visiva in una composizione verticale.

Niente di nuovo, fin qui, dunque.

Aggiungiamoci pure che noi, per conformazione anatomica, siamo soliti guardare il mondo in orizzontale (la collocazione dei nostri occhi alla stessa altezza) quindi una composizione verticale ci risulterà senz'altro più faticosa alla vista, in qualche modo più estranea al nostro comune modo di percepire la realtà che ci circonda.

La comodità però può essere una strada raramente percorribile quando c'è in ballo la comunicazione e l'espressività di un concetto fotografico.

Semplice, come ben sappiamo, non vuol dire banale.

Ed a ragionare in questi termini, applicando una regola confezionata da qualche manualetto di composizione di certo non si arriverà lontano...

Se è il senso, il concetto e la comunicazione che ci è cara in primis in fotografia (e così dovrebbe essere!) il gioco dello scontro tra la verticalità e l'orizzontalità diventa nullo. A questo punto infatti la scelta sarà pienamente del fotografo. Attribuibile di volta in volta, a singole e specifiche condizioni.

 Layout originali pubblicati dal New York Times Magazine

Layout originali pubblicati dal New York Times Magazine

Tornando per un attimo alle due immagini mostrate sopra. Più che l'applicazione di una regola compositiva qui c'è soprattutto un ragionamento teorico-visivo attuato dai due fotografi.

 Franco Fontana 

Franco Fontana 

Per Franco Fontana questa fotografia poteva essere solo verticale, ed a proposito dirà:

"Non poteva essere altro che verticale: se avessi scelto il formato orizzontale sarei stato costretto ad includere nell'inquadratura un piccolo faraglione davanti alla costa e delle persone sulla spiaggia, niente che mi interessasse. Avrei potuto scattare in orizzontale ed escluderli in un secondo momento, con un taglio ma in questo caso avrei dovuto rinunciare a ombre e linee che, invece, avrei voluto mantenere".  

(Franco Fontana) 

 Fernando Scianna

Fernando Scianna

Nella foto di Fernando Scianna invece la prima ragione di indagine - come spesso rivendicato dal fotografo siciliano - è la narrazione.

Il mettere insieme pezzi di mondo attribuendogli un senso attraverso la fotografia. In particolare si faccia caso come qui la fotografia è innanzitutto basata su una relazione, quella intercorsa tra il regista italo-americano e quella piccola fotografia che ha vicino e che, (anche se è un atto nascosto dal ritratto stesso), tiene in mano.

Non ci è dato sapere precisanente cosa rappresenta quella foto (una foto di lui da bambino, un vecchio parente lontano in fasce?), ma appare chiaro che il ritratto composto da Scianna punta tutto su quel codice relazionale istaurato tra il feticcio della foto e lo sguardo del soggetto ritratto.

E per fare questo, per instaurare questa connessione, il fotografo ha innanzitutto bisogno di spazio: libertà che una composizione orizzontale è in grado di prendersi per natura stessa. Solo così l'occhio dell'osservatore potrà vagare liberamente ricercando connessioni, sollevando domande.

Per un attimo magari, ingenuamente, si penserà che una connessione il fotografo l'avrebbe ottenuta facilmente anche con il soggetto ripreso verticalmente intento a tenere la suddetta fotografia in mano (stavolta mediante un atto chiaramente visibile).

Ma il risultato in questo caso sarebbe stato del tutto diverso: soggetto e fotografia non sarebbero più stati sullo stesso piano e il soggetto avrebbe irrimediabilmente acquisito più rilevanza e peso rispetto alla vecchia fotografia (o viceversa).

E dice certo non rappresenta un caso che tutte le fotografie scattate da Scianna a Scorzese in quell'occasione, con diverse pose, siano tutte orizzontali e nessuna scattata in verticale.

 Fernando Scianna, Martin Scorzese, New York, 1990

Fernando Scianna, Martin Scorzese, New York, 1990

Dunque cosa portarci a casa da queste riflessioni? Potremmo limitarci a delle considerazioni strutturali affermando che:

- Le inquadrature orizzontali, per loro stessa natura sono più ampie, distese, ariose. L'occhio può spaziare ponendosi domande e cercando relazioni tra i soggetti della fotografia. Non è un caso se questo formato è usatissimo nel reportage, dove ha principalmente la funzione di mettere in relazione il soggetto con il contesto. In qualche modo, possiamo aggiungere, questa soluzione risulta più armonica e meno stancante (ma anche più statica e meno dinamica) per l'osservatore. Infine un dato sull'usabilità: è indubbiamente più comodo scattare in questo formato.

- Le inquadrature verticali invece limitano e costringono l'occhio di chi guarda ad uno spazio ridotto. Ma questo non per forza rappresenta un male. Questa scelta ha il grande pregio dell'essenzialità, infatti può essere utilizzata soprattutto per eliminare distrazioni, elementi estranei e influenti ai fini dello scatto che ci siamo prefissati. Rispetto alla composizione orizzontale è meno aperta e tende spesso ad allineare i soggetti rendendoli più piatti, delineando meno profondità a favore di una risoluzione della fotografia soprattutto grafica. Il formato verticale infine, essendo meno riconducibile al nostro modo di vedere è meno statico e sicuramente più ad effetto. Di contro e da considerare la scomodità di dover portare la fotocamera in verticale.

Queste sono solo alcune considerazioni, tutte magari opinabili a seconda di casi ed usi specifici, ma utili da valutare, soppesare, ed infine lasciar affiorare una frazione di secondo prima di premere il fatidico click della macchina fotografica.

Come ha detto il grande fotografo Bill Brandt "la fotografia non ha regole. Non è uno sport". Ma noi sappiamo bene che è anche un linguaggio specifico e codificato, con delle sue regole (del gioco) che bisogna conoscere. 

Dunque per farvi allenare vi lascio con due foto di René Burri della stessa scena, una orizzontale, l'altra verticale. Immaginate per un secondo di averle scattata voi (non male no?). Bene, ed ora provini alla mano, quale scegliereste?

E soprattutto perché?

 René Burri, In The Ministry of Health, Rio de Janeiro, Brazil, 1960 

René Burri, In The Ministry of Health, Rio de Janeiro, Brazil, 1960 

 René Burri, In The Ministry of Health, Rio de Janeiro, Brazil, 1960

René Burri, In The Ministry of Health, Rio de Janeiro, Brazil, 1960

 

Valerio Cappabianca

Valerio Cappabianca