Di Foto, Nuvole, Granai e Poesia

 Minor White, Granaio e Nuvole nei pressi di Naples e Dansville, New York, 1955

Minor White, Granaio e Nuvole nei pressi di Naples e Dansville, New York, 1955

“Non importa quanto lenta sia la pellicola, lo spirito rimane sempre fermo per il fotografo che ha scelto”.

Bum. Che frase! 

L’ha detta un fotografo. Uno dei più grandi, il suo nome è Minor White.

Se non lo conoscete ancora e la Fotografia è affar vostro, correte immediatamente ai ripari.

Per Minor White il paesaggio è un paesaggio interiore. Niente cartoline, grazie!

Il soggetto della fotografia quindi è una metafora delle sue sensazioni, della sua concezione del mondo.

Ma non c’è solo questo, c’è anche la volontà da parte del fotografo di farci guardare il mondo con occhi nuovi, non solo i suoi occhi ma qualcosa di ben più alto, come portarci a vedere per la prima volta il mondo, da un lato sentendolo internamente e dall’altro contemporaneamente staccandoci completamente da noi stessi.

Ora guardate per un attimo questa immagine.

Fatelo con calma, prendendovi tutto il tempo di andare oltre la superficie.

Facebook o magari lo schermo del computer non aiutano, capisco. Ma provate ugualmente.

Notate l’edificio centrale, un granaio, un punto d’incontro nero tra le curve diagonali delle colline circostanti.

La vastità intorno al punto nero, aperta, illimitata.

Voi esattamente nella foto dove siete, e cosa vi sta attorno ora?

Adesso afferrate veramente la fotografia, che non è solo impressione sensibile ma gesto, intenta a disegnare una sorta di dialogo tra il carattere mistico della luce e l’aspetto materiale del paesaggio.

Niente di più, niente di meno.

Valerio Cappabianca

 

Valerio Cappabianca