Il Cane sul Grat di Ferdinando Scianna

 Ferdinando Scianna, Benares, India, 1972

Ferdinando Scianna, Benares, India, 1972

E’ stupido ed anche un po’ ingenuo credere che le fotografie nascano pronte nell’attimo dello scatto. E se la fotografia invece fosse un lento rivelarsi attraverso noi ed il momento dello scatto rappresentasse solo la forma compiuta di un processo invisibile?

Guardo una fotografia di Ferdinando Scianna, in particolare quella che dà il titolo ad un suo celebre libro fotografico Le Forme del Caos

Nella foto si vede un cane che si morde la coda a Varanasi, in India. Parlando di questa foto Scianna argomenta così il processo che ha portato allo scatto. Uno scatto quando vedi la cosa, uno scatto per metterla in forma

Mi ha sempre colpito il modo di argomentare di Scianna essenziale e profondo, come qualcuno che abbia una maledettissima fretta di farti capire come va il mondo. 

Ed è vero in fotografia prima vediamo, poi mettiamo in forma. Qualche fortunata volta può anche capitare in un solo, rarissimo gesto. Più spesso invece ne servono almeno due di movimenti: vedere, mettere in forma. Ecco la fotografia.

C’è però un terzo movimento antecedente per questa foto, ma forse vale anche per tutte le foto che scattiamo. 

Risale sempre a Varanasi, sempre nel 1972. Una foto completamente diversa, ma con un cane in un’identica posizione, racconta Scianna. Come a dire che le foto si preparano nel tempo, dentro di noi, inspiegabili e necessarie come premonizioni. E poi accadono.

Fotografare, dunque, è anche questo: avverare premonizioni interiori.

Valerio Cappabianca