Efrem Raimondi: frammenti di un discorso fotografico ostinatamente imperfetto

L’attitudine e l’approccio sono quelle di un fotografo trasversale, punk. Lo afferma con orgoglio Efrem Raimondi parlando della sua carriera fotografica durante la Lectio Magistralis organizzata dal Museo MAXXI di Roma lo scorso 9 Giugno a cui ho avuto il privilegio di assistere. 

Cosciente che quello proposto sia oltre che un approccio da perseguire, anche e qualora ce ne fosse bisogno, uno da adottare. 

Punk, per intenderci meglio, è anche il non concentrarsi troppo sulla tecnica, ma utilizzarla il giusto per farla diventare espressione, linguaggio. E questa mi sembra dovrebbe essere proprio la preoccupazione più urgente di chi voglia fare fotografia oggi. Le parole di Efrem in questo senso non sono affatto rassicuranti (proprio come deve essere!), instillano dubbi, pongono domande, fanno vacillare certezze ovvie. 

Trattano innanzitutto il concetto di ingenuità in fotografia. Come a voler sottolineare che la strada della ricerca fotografica non è assolutamente già segnata ma completamente da scrivere. Riflettendo su come alcune scelte fotografiche non ponderate possano invece segnare un orizzonte alternativo, imprevedibile e proponendo ai giovani fotografi di lasciarsi sempre strade aperte, perseguendo errori, procurandosi escoriazioni pronte un domani a divenire stupende cicatrici stilistiche del loro fare fotografia.

Confessando che, come fotografo, la scoperta della regola dei terzi è arrivata tardi e per la prima volta solo grazie al suo profilo facebook, e tutt'ora felicemente ignorata poiché ininfluente . Che quello che in realtà conta è piuttosto un giusto e personale rapporto con l’esposizione fotografica, perché in grado di rappresentare un'importante dialettica del fotografo con la luce. Di cui tutto il resto ne è solo una diretta conseguenza.

 ©Cinzia Aze

©Cinzia Aze

Di come il fulcro nevralgico della fotografia sia innanzitutto l’arbitrio, la scelta e conseguentemente l’autorialità, atteggiamento che ne deriva a pieno titolo. Sottolineando come la fotografia innanzitutto digerisca il reale e ne reiteri una visione precisa, unica, preferendo la causalità del gesto fotografico alla mera casualità dell’immagine generica condivisa e vomitata dai social.

Spogliandosi metaforicamente di tanta vanità ed affermando che l’atto fotografico è innanzitutto un atto intimo, pronto a lavorare su uno spostamento invisibile della percezione in mano al fotografo e restituito poi faticosamente e coraggiosamente all’osservatore. 

Sbaragliando la stantia ed ingenua convinzione che il ritratto non rappresenti affatto il riassunto visivo della personalità o peggio dell’anima del soggetto ritratto, ma piuttosto l’idea del tutto personale e sempre assolutamente relativa che il fotografo può donare allo spettatore.

Affermando ostinatamente che è solo vivendo davvero che si può pensare di ingabbiare dentro ad una forma prestabilita e rigida come quella fotografica, la materia vitale che noi chiamiamo esperienza.

Che c’è uno scarto, ai più purtroppo invisibile, che segna la differenza tra chi produce immagini e chi tenta di produrre fotografia e consiste nel peso specifico con cui siamo disposti a metterci in gioco intimamente e culturalmente all’interno di uno scatto. 

In questo differenziale che faticosamente coincide con la restituzione di un espressione, di un linguaggio e di un’esperienza, che sta la Fotografia.


 ©Efrem Raimondi

©Efrem Raimondi

                                                  

Rifessioni ispirate dalla Lectio Magistralis di Fotografia “Presente Imperfetto”: Efrem Raimondi incontra la curatrice indipendente Benedetta Donato tenuta al MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo Venerdì 9 Giugno 2017.

Efrem Raimondi: Sito Ufficiale: http://www.efremraimondi.it/menu.php / Blog: http://blog.efremraimondi.it

Valerio Cappabianca

Valerio Cappabianca