Capire La Fotografia: The Last Resort (1986) di Martin Parr

 Martin Parr, The Last Resort, 1986 

Martin Parr, The Last Resort, 1986 

Un gruppo di ragazzi attende in fila disordinata il proprio turno per poter prendere hot dogs ed una bibita in un fast food di una modesta stazione balneare inglese. 

Potrebbe essere una fotografia banale, del tutto superflua, ma non se dietro l’obiettivo c’è Martin Parr. 

Parr è un fotografo documentarista che iniziò a scattare a colori negli anni Ottanta in Inghilterra. Conosciuto già negli anni Settanta come fotografo bianco e nero e con una predilezione fotografica incentrata su scene tipicamente inglesi di vita ordinaria, percepì gli anni contraddistinti politicamente dall'avvento del governo Thatcher come una svolta per soffermarsi sulla decadenza della costa inglese, in particolare del New Brighton (dove la maggior parte delle sue prime foto a colori sono ambientate), raccontandone con particolare ironia e sarcasmo i vizi e le contraddizioni del luogo.

La foto che qui vi propongo proviene da una serie fotografica intitolata The Last Resort ed è stata scattata nel 1986.

Il fotografo in questa fotografia adotta una posizione strategica, esattamente dietro il bancone, quasi a volersi sostituire con il cameriere di turno pronto a dispensare il cibo, offrendo così a noi spettatori un punto di vista estremamente privilegiato della scena.

E se la fotografia fosse solo una metafora? Se fosse proprio il fotografo in effetti a dispensare fotografie, istanti della società di massa, proprio come farebbe un semplice cameriere con hot dogs caldi e bibite ghiacciate in mano?  Pronti ad essere velocemente consegnati ad una folla in trepidante attesa di consumare voracemente il proprio pasto.

Forse il bancone disordinato in primo piano, dove avanzi sparsi di cibo, dispenser di salse e posate usa e getta di plastica trovano casualmente posto, starebbe semplicemente a significare la testimonianza oggettiva di una società intrappolata in un costante ed inarrestabile bisogno di consumo.

Ma allo stesso tempo, se leggiamo la fotografia solo per quello che è in superficie, ovvero soffermandosi esclusivamente sul semplice - ma non secondario - intrinseco valore di testimonianza, di scena quotidiana, questa risulterebbe ugualmente altrettanto potente. 

Allora qui andrebbe notato un gusto estetico abbastanza kitsch del fotografo per certe scene di vita ordinaria, unito ad un’innata capacità di catturare nella banalità del quotidiano una scena significante. Lo è infatti, in contrapposizione alla confusione messa in scena dai rumorosi clienti del fast food, la distaccata e pensierosa presenza dell’uomo di spalle sulla destra rivolto all'indinstinguibile paesaggio di fronte alla grande vetrata. 

La fotografia in questo senso rimane un’enigma, come del resto spesso sembrano essere le fotografie di Martin Parr (e con loro molte fotografie di altri autori, per bravura del fotografo e per natura stessa del mezzo). Un fotografo Parr brillantemente sospeso tra documentarismo ed ironia, tra semplice e - beninteso voluta - sciatteria da istantanea e graffiante ricerca colorista.

Forse queste fotografie sono davvero la metafora di una società volgare in completo declino, o molto più semplicemente non sono niente più che il frutto di un fotografo specializzato in istantanee. Ed allora, in questo caso, sono il declino e la volgarità, ad essere nostri.

Valerio Cappabianca

Valerio Cappabianca