Capire La Fotografia: Iwo Jima (1945) di Joe Rosenthal

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La fotografia esiste solo nella frazione mentale del fotografo. 

Prendiamo ad esempio questa fotografia storica di Joe Rosenthal del 1945. Forse una delle fotografie di guerra più famose di sempre, che valse a Rosenthal anche il premio Pulizer per la fotografia (fu l'unico fotografo a riceverlo l'anno stesso di pubblicazione della foto).

Rosenthal aveva la vista debole ed era basso di statura, per questo infatti venne scartato dal servizio militare. Per un pelo perse quella che indiscutibilmente dovette sembrargli la foto della sua vita: un gruppo di marines sbarcati nell'isola giapponese di Iwo Jima ne occupa il punto più alto, il monte Suribachi, ergendo in aria la bandiera americana. Quel poco insomma che basta a dichiarare iconica una fotografia e dare al suo esecutore fama eterna.

Una foto perfetta che sfortunatamente Joe Rosenthal non scattò mai. 

Semplicemente perse il momento decisivo, si distrasse ed addio foto! Per un attimo dovette anche pensare a come comunicarlo a quelli dell'Associated Press che l'avevano spedito nel Pacifico e di certo non dovette essere stato un bel momento.

Ma vedendo la bandiera trionfante in cima al monte i militari superiori la vollero come ricordo della battaglia e mandarono un reparto speciale a sostituirla. 

Quando Rosethal raggiunse la vetta e scattò la fotografia i militari erano proprio intenti ad ergere la seconda bandiera in sostituzione della prima. Rosenthal studiò la composizione migliore, salì su un sacco di sabbia ed attese paziente il momento dello scatto…

Quando finalmente fu in posizione gli passarono davanti, in ordine, un soldato intento a camminare nei paraggi ed un operatore. “Ti tolgo la visuale Joe?”, gli chiese quest’ultimo e Rosenthal per rispondere girò su se stesso ed accorgendosi dell’azione imminente scattò la foto.

Questa fotografia ci insegna due cose. 

La fotografia non è la realtà, ma sempre una sua interpretazione, tutt’al più una replica (tale infatti è la scena che stiamo guardando). 

La fotografia esiste solo nella frazione mentale del fotografo, dove la fortuna è semplicemente la fede ceca che le cose possano accadere (magari di nuovo!) e quel tanto di astuzia nel non lasciarsele scappare.

Valerio Cappabianca

Valerio Cappabianca