Dare uno sguardo! Appunti di costruzione dell'immagine fotografica.

 Josef Koudelka, Portogallo, 1976

Josef Koudelka, Portogallo, 1976

L’occhio viaggia, scopre traiettorie della fotografia e naviga in percorsi non scontati (o almeno dovrebbe!). E sappiamo bene che più la rotta è pensata e suggerita in modo accurato e non scontato dall’autore, più il piacere dell’osservatore si tradurrà in un’estasi visiva.

È così che il viaggio tra i particolari della foto diventa esperienza, tangibile ritorno dall'occhio all'idea. Gli elementi così costituiranno una rete visiva creata di ripetizioni, movimenti, modelli pronti a sedurre l'osservatore.

Un esempio tangibile di quello di cui vi sto parlando potete trovarlo già in questo dipinto di Sofonisba Anguissola, artista del Cinquecento, molto ammirata tra l'altro anche da Michelangelo. In questo dipinto raffigurante le sue sorelle intente al gioco degli scacchi è molto interessante notare come l'opera si basi prevalentemente sulla dinamicità imposta dagli sguardi.

 

  Sofonisba Anguissola, Partita a Scacchi, 1555

Sofonisba Anguissola, Partita a Scacchi, 1555

Guardiamo per un attimo la sorella più piccola posta proprio al centro del quadro. Dal suo punto di vista si percepisce bene la vertigine dalla scena: possiamo immaginare gli sguardi, i movimenti di tutto quello che succede intorno a lei dettati dalle figure intorno.

Grazie alle neuroscienze oggi sappiamo che l'atto della visione è estremamente complesso e non semplice come spesso appare o vuol sembrare. Sostanzialmente mettiamo insieme frammenti visivi ricostruendone un insieme (un'esperienza visiva) dettata anche, e sopratutto, dalla nostra storia di individui.

Così la più piccola delle sorelle al centro del quadro doveva avere, a seconda dell'inclinazione del suo sguardo, sensazioni diverse a seconda della porzione indagata dai suoi occhi, ma allo stesso tempo c'erano anche cose che venivano ricostruite dall'insieme: colori, sensazioni, suoni a completare l'esperienza di quel momento passato a giocare con le sue sorelle. Così come un semplice sguardo al tessuto dimesso della domestica le avrà subito ricordato la differenza dettata dalle schiaccianti strutture sociali che vigevano all'epoca.

Interessante notare come gli sguardi qui creino sia la visione psicologica interna del quadro ed anche - allo stesso tempo - i percorsi strutturali su cui lo stesso osservatore viaggerà visivamente nello scoprire il dipinto.

Saltando un po' nel tempo eccoci ad una fotografia di Josef Koudelka scattata in Portogallo nel 1976 e tratta dal suo libro Exiles, una splendida meditazione fotografica sulla vita nomade dell'autore nel corso degli anni.

Anche qui l'equilibrio stesso della foto è garantito dagli sguardi e dalle posture dettate dalle figure chiave della fotografia: una donna avvolta da un vestito nero, un uomo seduto a riposo ed un angelica bambina.

Nessuno dei tre si guarda l'un l'altro, eppure l'osservatore non può far altro che vagare incessantemente tra queste tre misteriose figure. A sorreggere la struttura due cubi bianchi, metafisici, nel lato destro del fotogramma. 

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Dare uno sguardo! 

quante volte l'abbiamo detto.

Quante possibilità segnate dalle fotografie, dai dipinti, dalle cose attorno a noi. Così dicevamo che l'atto visivo va pensato si, ma ancora più bello è forse navigarci dentro e scoprirne traiettorie sempre nuove. 

Quelle dei nostri occhi e della nostra mente.

 

Valerio Cappabianca

Valerio Cappabianca