Josef Koudelka. "Faccio foto della mia stessa vita"!

©Josef Koudelka

©Josef Koudelka

Cos’è il gesto fotografico? Ci sono elementi che ne contraddistinguono uno in particolare rispetto a milioni di altri?

Josef Koudelka in questi stralci di intervista ci parla del suo lavoro, della sua quotidianità fotografica e della consapevolezza di essere sempre presente a se stessi ed alla propria visione.

Buona lettura!

“Non so cosa sia importante per le persone che guardano le mie foto. Quello che so è che per me è importante farle. Lavoro tutto il tempo, ma solo alcune delle mie foto mi sembrano buone. Non sono nemmeno sicuro di essere davvero un bravo fotografo. Credo che chiunque lavori come me potrebbe fare lo stesso. Ma il mio scopo non è dimostrare il mio talento.

Fotografo quasi tutti i giorni, tranne quando fa troppo freddo per viaggiare come faccio, come in questo periodo dell'inverno. A volte le mie foto vanno bene, altre volte no, ma credo che col tempo qualcosa uscirà dal mio lavoro. Non mi preoccupo di questo. Faccio anche foto della mia stessa vita: dei miei piedi, del mio orologio... quando sono stanco, mi stendo, e se ho voglia di fotografare e non c'è nessuno intorno a me, fotografo i miei stessi piedi. Non sono foto fantastiche, a certe persone non piacciono.

Per un motivo simile, fotografo sempre i posti dove dormo e gli interni dove passo un po’ di tempo. È una regola che mi sono autoimposto, perché queste sono cose che uno dimentica. Forse un giorno farò un libro con loro, solo con quelle piccole foto. Forse facendo questo finirò per deludere alcune persone che mi conoscono solo come il fotografo di 'Zingari' e che non vogliono vedermi altrimenti. Ma non mi interessa cosa pensa la gente, non cerco di cambiare le persone. Non provo nemmeno a cambiare il mondo”.



France, 1976. © Josef Koudelka/Magnum Photos

France, 1976. © Josef Koudelka/Magnum Photos

“ Dopo aver dato un'occhiata ai miei provini a contatto, non solo stampo le foto buone, ma tutte quelle che mi pare abbiano qualche interesse, anche quelle che so che sono una pasticcio. E continuo a guardarle per integrare quell'esperienza nel mio sistema di lavoro. Grazie a questo, ora quasi posso fotografare senza guardare attraverso il mirino, l'ho così dominato che, anche non guardandolo direttamente, è quasi come se lo facessi. Quello che voglio è trovare una strada che porti dal nostro inconscio al nostro lato cosciente.

Quando fotografo, non penso molto. Se guardassi tutte le foto sicuramente diresti: ‘cosa sta facendo questo tizio?’, ma continuo a lavorare con i miei provini e con le mie stampe, li guardo continuamente. Credo che il risultato di questo lavoro rimanga in me e che riaffiori nel momento di fare foto, senza pensarci”.

(Da due Interviste di Frank Horvat a Josef Koudelka, 1987).

 

©Josef Koudelka

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Valerio Cappabianca