Ritratto di fotografo: Elliott Erwitt

 Elliott Erwitt, California, 1963

Elliott Erwitt, California, 1963

È una fotografia rilassata ed intelligente quella di Elliott Erwitt.

Perlopiù ritratti - nel senso più ampio e provocatorio del termine - per tracciare relazioni tra esseri umani, pensieri, sentimenti.

Elio Romano Erwitz, questo il suo vero nome, è innanzitutto un cosmopolita: nasce a Parigi da una famiglia di ebrei russi, trascorre l’infanzia in Italia per ritornare di nuovo in Francia per emigrare poi negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali. 

 Elliot Erwitt fotografato in studio.

Elliot Erwitt fotografato in studio.

E' a New York che avviene l’incontro decisivo con Robert Capa pronto a cambiargli per sempre la vita. 

Nel 1953 entra in Magnum Photos (di cui in seguito sarà Presidente) portando il suo gusto raffinatissimo per l’assurdo ed il surreale all’interno di inquadrature significative, originali e formalmente perfette.

Erwitt infatti non si limita semplicemente a fotografare diventando parte attiva del reale, ma spinge il caso, e dunque anche la sua fotografia, quasi sempre oltre il prevedibile, portando la sua produzione verso vette altissime.

Celebre un aneddoto del fotografo al lavoro in grado di fare scuola: 

“A Kyoto camminavo dietro a una signora che portava a spasso un cane dall’aspetto interessante. Solo per vedere che cosa sarebbe successo, abbaiai. La signora tirò immediatamente un calcio al cane sconcertato. Si vede che abbaiavo allo stesso modo”.

Nulla meglio di queste poche parole riassume perfettamente la sua filosofia di scatto: libertà e improvvisazione verso la vita. 

  Elliott Erwitt, New York, 1974. 

 Elliott Erwitt, New York, 1974. 

Due i riferimenti principali nel suo mondo fotografico: la lezione di Cartier-Bresson, il rigore compositivo e l’apertura all’instante decisivo. Accanto il modello di Charlie Chaplin di cui ammira senza riserve la capacità di saper far ridere ed allo stesso tempo far riflettere. 

 Elliott Erwitt, San Francisco, California, 1979

Elliott Erwitt, San Francisco, California, 1979

Esempio di quest’attitudine è una delle sue fotografie più celebri scattata nel 1950. Una composizione fotografica scarna, quasi minimale riprende due lavabi, uno più accessoriato l’altro invece modestissimo. 

 Elliott Erwitt, North Carolina, 1956.

Elliott Erwitt, North Carolina, 1956.

Due scritte in alto: bianchi e di colore. Una semplice e devastante tensione dello sguardo dell’uomo a destra verso qualcosa che gli è proibito e precluso. Il messaggio della fotografia arriva chiaro e potente, così come la capacità del fotografo di farci riflettere in generale sull’assurdità di alcuni privilegi.

Tutta la produzione di questo grande fotografo è permeata da questo interessantissimo e sano conflitto fra ironia e malinconia

Da una parte il saper godere della vita attraverso la fotografia, come nella foto scattata nel 1955 in Francia. Dove è la grande costruzione compositiva creata dalle linee guida a fare da sfondo ad una scena dolce ed intima: lo sguardo verso il fotografo del bambino in bilico tra due grandi sicurezze: il padre che lo trasporta ed il pane destinato al pranzo.

 Elliott Erwitt, Provence, France, 1955.

Elliott Erwitt, Provence, France, 1955.

Dall’altra la capacità di creare nuclei narrativi intriganti attorno a semplici eppure efficacissime intuizioni. Come nella fotografia scattata sempre nel 1955 negli Stati Uniti dove è la sovrapposizione dell’occhio del bambino con la rottura del vetro a suggerire la frattura più significativa e profonda dell’animo umano.

 Elliott Erwitt, Cracked Glass with Boy, Colorado, 1955.

Elliott Erwitt, Cracked Glass with Boy, Colorado, 1955.

Una struttura che non coinvolge solo questa fotografia ma molte di Erwitt e che è basata principalmente sui pochissimi indizi attorno al contesto che ci fornisce l’autore. Più che al Reportage, dove comunque Erwitt negli anni ha compiuto incursioni, è nell’attitudine verso la sospensione perfetta del tempo tipica del raffinatissimo fotografo di strada, dove Erwitt sembra padroneggiare al meglio il linguaggio fotografico. 

 Elliot Erwitt, Argentina 2001.

Elliot Erwitt, Argentina 2001.

Ma oltre alla predilezione per i bambini, nelle sue foto è tipica l’ironia della sovrapposizione di cani con volti umani, i celebri ritratti sempre irriverenti e poco formali di grandi personaggi da Marilyn a Kerouac, accogliendo così dentro al suo universo fotografico una sconfinata tipologia di personaggi: dalle geishe giapponesi alle coppie stravaganti che prendono il sole, dai sposi nudisti fino alle iconiche contraddizioni visuali come quella fotografata in Argentina raffigurante una pubblicità della Pepsi piantata accanto ad un grande crocifisso.

Insomma a dire che l’umanità è solo una e può essere fotografata anche, e nonostante tutto, godendosi il viaggio.

Valerio Cappabianca

Valerio Cappabianca